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Isabel, scritto

DIARIO – GIORNO 1

Quella mattina gli alberi avevano deciso di capovolgersi a testa in giù. Radici al vento e chioma sottoterra. Se ne stavano lì a sbeffeggiare il mondo, stufi di quel veleno che gli ammalava l’anima, come a dire che il cielo stava da un’altra parte, o che, perlomeno poteva starci.
I soliti monelli del quartiere decisero di correre subito in giardino per fargli il solletico, che forse a dargli noia gli alberi si stufavano della loro rivoluzione e tornavano a far ombra. Quella mattina a far ombra, però, ci pensò un’altra cosa: palazzi. Enormi palazzi costruiti nel giro di una notte, quando tutti avevano gli occhi troppo gonfi per parlare, le orecchie azzittite dal rumore. Il rumore, un rumore terribile, insopportabile, che confondeva le persone e le allontanava le une dalle altre. Un rumore appiccicoso che era cresciuto pian piano. Un rumore che distraeva, che aveva la delicatezza degli annunci pubblicitari alla radio nei supermercati, il suono delle “offerte speciali”, il suono delle cravatte lucidate, il suono delle gabbie per i criceti con la ruota che gira, ma senza il criceto dentro. Il suono delle stanze con le pareti di plastica bianca e dei sassi caduti nei pozzi. Il suono dell’aria condizionata.
Attenti!! Attenta Isabel!! Il cemento armato spara colpi al cielo.
E forse anche per questo gli alberi hanno nascosto la testa. Forse per proteggersi…
O forse per non vedere…
Isabel sceglie di uscire fuori a vedere questo strano spettacolo. Esce di corsa, dimenticando il caffè sul fuoco. Naso all’insù dà una struffatina al cuore perché vedesse meglio. La protesta degli alberi continuava. Nel frattempo si era radunata parecchia gente. I monelli, rimasti in giardino, saltellavano intorno ad Isabel. Cercavano di contagiare con la loro energia la città che vedevano stanca e affannata. Cercavano di suonare una musica diversa per coprire quell’orribile rumore di fondo, insopportabile. Erano giovani e volevano rischiare. Superato lo shock iniziale nel vedere gli alberi capovolti, iniziarono a provare una certa eccitazione per il cambiamento. Rimasero affascinati dalla diversità, dalle possibilità altre che il cambiamento di prospettiva mostrava al mondo.
Le altre persone, tutt’intorno, iniziarono a dare spallate ad Isabel perché non c’era posto e perché volevano stare davanti, in prima fila, a veder meglio anche loro.
Commentavano la situazione preoccupati e storditi. I più ottimisti credevano fosse l’Apocalisse. La gente si chiedeva se al lavoro, quella mattina, sarebbero dovuti andare lo stesso, oppure si sarebbe considerata una specie di “festa nazionale”. I più coraggiosi iniziarono ad arrampicarsi, ognuno su un albero diverso, costituiti in comitati, iniziarono a stabilire gli statuti e i programmi d’azione. Isabel li guardava curiosa, cercando di seguire le loro mosse frenetiche.
A forza di camminare a testa in su inciampa. Inciampa nella coda di un cane che per tutta risposta le morde il vestito e la trascina tra la folla. Isabel lo segue, così per istinto: sembra aver fiutato qualcosa tra la terra e i rami capovolti. Corre veloce Isabel per non perdere di vista quella macchia marrone che si fa spazio tra la gente. Finchè non va a sbattere.

La testa le fa un po’male, confusa e un po’spaventata riapre gli occhi e vede un uomo.
Lui vuole aspettare con lei, si vuole assicurare che stia bene. Isabel è un po’spaventata, la gente intorno sembra sempre più indaffarata, scocciata dello sciopero degli alberi. E’ confusa, non capisce da dove poter iniziare per riportare un po’d’ordine. L’uomo che si è preso cura di lei, quello che il cane le ha fatto incontrare, avverte questo suo disagio e le infonde coraggio: “Il nuovo è lì che ti sta aspettando! Non ti fissare sugli ostacoli,coraggio!”. Isabel si sente rinvigorita dalle parole, ma è ancora un po’preoccupata “Ma se poi non ce la faccio? Se non sono all’altezza?” – “Certo, non puoi fingere che vada tutto bene. Accetta i limiti, conoscili per non rimanere schiacciata. Integrali dentro di te, reinventati!”. Il trambusto continuava, ma Isabel era certa che quel disagio intorno a lei fosse un po’anche il suo. E che se alla fine avesse cercato di risolvere le sue paure forse anche gli altri, forse anche la sua città, si sarebbero sentiti un po’meglio.
Alla fine qualcuno, dall’albero più rugoso, cercò di gettare una corda verso un altro albero, ma dall’altra parte facevano fatica ad afferrarla. Iniziarono, a poco a poco, a farlo anche dagli altri alberi, ma le corde cadevano, sospese nel vuoto a penzoloni, gli alberi si sfilacciavano. Solo raramente qualcuno di loro riusciva ad acciuffare la corda, a legarla saldamente alla radice protesa nel vento e a provare, un piede dietro l’altro, ad attraversarla, senza cadere. Dal vecchio albero rugoso risuonava nel vento la voce saggia dell’oracolo che incitava “Fa la cosa giusta!!”. -Fa la cosa giusta Isabel, scegli, compromettiti, ascolta attentamente quello che si muove intorno, quei pezzettini di vita che si arrampicano sugli alberi- pensava. Salva quello che puoi salvare, e non aver paura dei tedeschi nel buio. Le grandi storie viaggiano sui “gommoncini”, non sugli yacht.

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